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Espiazione di un gelato

IL VERSO
La signora del gelato sbagliato mangiava il suo gelato sbagliato al tavolo di un bar chiuso. Il cono era appoggiato sul gelato, dritto e storto come un lampione contro cui un velocista dell'automobile abbia trovato la fine della sua corsa.
Nella coppetta, perpendicolarmente storto, arrivò poi un cucchiaio da granita.

IL RETTO
Ma come può un gelato essere sbagliato? Quando perde la giustizia che ne impregna ogni molecola?
Il tribunale degli alimenti somministrati sancisce che un gelato cambia la sua essenza da giusta a sbagliata nel momento in cui (e non prima) viene, appunto, somministrato ad un individuo avente chiesto sì un gelato ma non con i gusti, appunto, somministratigli. E lì il potere ultimo sta tutto nelle mani e nella lingua dell'individuo di cui sopra che può scegliere se usare clemenza e concedergli di essere somministrato ugualmente o, in caso contrario, se condannarlo ad essere sminuzzato dalle formiche, sciolto nella plastica o altre forme di esecuzione a seconda della gravità della situazione.
Nel nostro caso il gelato era stato rifiutato (seppur con rammarico del suo rispettivo individuo, bisogna ammetterlo), e la signora del gelato lo capovolse dentro a una coppetta dentro a una velina dentro ad un sacchetto dentro a un freezer dentro ad una gelateria dentro ad un paesino dentro a una campagna; tanto che se qualcuno dall'alto della campagna avesse potuto fare un buco attraverso tutte queste cose all'indietro e vi avesse appoggiato l'occhio avrebbe potuto vedere proprio il gelato sbagliato scontare la tremenda pena dell'inverso con il cono per aria.
E in effetti questo gelato sbagliato non era in origine della signora del gelato, ma diventò suo nell'istante in cui il verdetto fu pronunciato.
Quella notte, andando verso casa, la signora del gelato si sedette ai tavolini sul ciottolato di un bar ormai chiuso, e complice il buio estrasse dallo zaino il sacchetto contenente la velina contenente il condannato. Aprì il sacchetto, svolse la velina e con un cucchiaio lungo da granita per sveltire l'illegale redenzione iniziò ad affondarlo nelle cremose viscere finché non si ritrovò a raschiare contro il fondo della coppetta.
Per ultimo mangiò il cono, addentando l'apertura circolare e sgranocchiando fino alla punta del fondo.
Così  come si conviene ad un gelato giusto.

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