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Matrioska minima

In fondo a destra c'è la luna molto bassa, grossa e arancione, mezza e un po' di sbieco.
Di fronte, sotto e dietro c'è l'asfalto, e sull'asfalto c'è la Panda che va, e dentro ci sono io.
Tutt'intorno la notte con dentro le altre cose.
Torno a casa da una strada diversa, forse per allungare, forse perchè evita il centro e la facevo quando tornavo di notte in bicicletta, forse perchè è uno di quei giorni in cui non puoi ancora andare a dormire perchè è come se ci fosse qualcosa di incompleto, di irrisolto, di sospeso.

La radio perde il segnale. Il vuoto scopre il rumore delle mie dita che ripassano sulla fronte, verso destra coi polpastrelli, fssss, e indietro verso sinistra con le unghie, crrrrr.
Fssss, crrrr.
Fssss, crrrr.
Fssss, crrrr.
Fssss, crrrr.
Che sonno.
I giorni del ciclo, che per inciso deve ancora arrivare, portano con sè da una stanchezza immotivata e irrimediabile, e se mi conosco abbastanza quella di stasera è nientemeno che l'araldo che annuncia l'imminente inizio della Settimana Con La Mano Sulla Pancia (che d'altra parte sto aspettando da più tempo di quello passato da Gesù nel deserto, così per dire).
Che sonno. Vorrei essere a letto tre ore fa.
"Hai lavorato tanto?" ha chiesto un mio amico che mi aveva trovata da sola al buio sull'altalena del parco che oscillavo coi piedi in terra e la testa appoggiata alla catena.
"Macchè. Il problema è un altro. Cose da femmine" ho risposto sottolineando con la voce e con lo sguardo l'ultima parte. Perchè coi maschi di ciclo non si può parlare che si impressionano.

Mi ha poi svegliato il freddo quando sono uscita dalla macchina una volta a casa. Occhi spalancati e sorriso da sorpresa di brividi che mi dirige diretta al termometro. Dodici gradi. Dodici gradi! A metà agosto. E forse distratta da questo spoiler d'autunno alzo la zanzariera per chiudere la finestra senza aver prima spento la luce, luce che illumina il mio errore che si riversa nella stanza sottoforma di tante ronzanti zanzare.
Basta. Rompo i miei rigidissimi schemi e mi preparo un thè caldo anche se siamo in estate, legittimata dai dodici gradi (dodici gradi).
E a voi che avete letto questo mio immediatissimo passato senza ragion d'essere racconto una storia.
Corta però, che domani è una giornata impegnativa.


Una storia un po' vera (per quel che ne so) 
Simone è un vicino di casa.
Come tutti, se escludiamo i proprietari delle case-isola.
E nel suo giardino ha un albero di pesche.
C'era già quando il vicino Simone traslocò? Lo piantò lui? Crebbe spontaneo e insospettato? Fu un regalo? E' nato prima l'albero o Simone? Non è dato saperlo.
Quel che è dato sapere, però, è che questo albero dallo spirito anarchico non ha mai fatto una pesca che fosse una in tutti gli otto anni di permanenza del vicino Simone in quella casa. Anarchico o incapace, per volontà o mancanza di nozioni o di mezzi, il risultato non cambia.
Niente pesche.
Zero.
Mai.
L'unica cosa da copione a cui si atteneva era l'avere dei rami che sfrondavano nel giardino dei vicini. Forse si prodigava anche in ombre ristoratrici. Magari teneva al suo posto la terra con delle coscienziose radici. Probabilmente dava vitto e alloggio a uccelli, insetti o bambini.
Ma pesche? Nada. Nisba.
Se al vicino Simone non importasse o se avesse speso gli ultimi otto anni a cercare una soluzione non ve lo posso dire, perchè non lo so. Io neanche l'ho mai visto, il vicino Simone.
L'unica parte di cui sono a conoscenza, di questa storia dico, è il finale.
Un finale veramente da storia.
Un giorno il vicino Simone morì.
E due settimane dopo, sotto gli occhi dei vicini di Simone e sopra ai rami del narrato albero, a grappoli, le pesche.




Commenti

  1. Quando leggo cose come questa, il sentimento predominante è l'invidia. Invidia per un modo di scrivere scorrevole e veloce, chiaro e semplicemente bello. Al di là dei contenuti.

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    1. Così pareggiamo con la mia per le tue super creazioni!

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    2. Così pareggiamo con la mia per le tue super creazioni!

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  2. Quando leggo cose come questa, il sentimento predominante è l'invidia. Invidia per un modo di scrivere scorrevole e veloce, chiaro e semplicemente bello. Al di là dei contenuti.

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