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Dell'ala destra, dell'ombra e dello specchio

Si parla di morte e le brillano gli occhi. 
Può sembrare una domanda sciocca, ma si parla di forma, e informe...è dentro la forma
e se la forma siamo noi
Se non lo sai tu tesoro non posso dirtelo io
OOOH NON SONO IO QUELLA CHE NON SA CHI E'!
Hanno tutti delle rivelazioni. Dovrei aprire i cancelli? Ma dai cancelli si vede almeno attraverso. Non sono portoni, sono botole
Meccanismi dentellati che ticchettano perfetti e biciclette che si ingrippano nel fango e raddoppiano. Ma gli ingranaggi tornano all'infinito nella stessa posizione ricalcano ancora e ancora e ancora e ancora e allora vuol dire che funzionano. Se qualcosa di millimetrico decide /o capita/ di cambiare non funziona più. E' necessario.
E se due cerchi stampati per sbaglio un po' più in là della loro fila si incontrano e nasce un colore non previsto? Continuano a passare quei mostri di fango bidimensionali con l'anima di metallo.
Tre che dondolano identiche. E la pittura sui visi mi ricorda una cosa che ho scritto e che non c'entra niente, ma adesso è come un'aria senza umidità in cui si galleggia
Come può esserci il sole se noi stiamo /io sto/ così? Ma d'altra parte brilla anche la molletta della ragazza di fronte a me. Solidarietà, presumo.
La percezione della gabbia, e la difficoltà di andare oltre. E tu in che girone sei?
Ancora? ANCORA? Seriamente? Oggi non ci siamo chiesti come stiamo. Sono da un'altra parte. Però non mi sono dissolta, sono ancora pesante qui e occupo dello spazio. Ma sono come annebbiata mentre nella mia mente vi rispondo.

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