Passa ai contenuti principali

Un ramo e una triste presa di coscienza

Che poi, voglio dire, gli elementi c'erano tutti.
C'era una quasi notte, c'era il rumore della pioggia, un po' caldo, e un cestino di albicocche. Un cestino di quelli di plastica trasparente, di quelli che vendono al supermercato, ma che lasciava un profumo che probabilmente si sentiva fino in lavanderia, col vento che entrava dalla finestra aperta.
Comunque. C'erano tutti gli elementi, dicevamo, affinchè succedesse qualcosa. Qualcosa che la distogliesse, oh qual dispiacere, dallo studiare a quest'ora. Di sabato. L'abbiamo detto che era sabato? Beh, era sabato (e questa è un'aggravante). Quindi lei fa finta di studiare e aspetta. La mamma sale a stendere. No, non questa cosa. Bussano alla finestra. No, nemmeno. Dondolano le grucce. Neanche questo ci interessa. Bussano alla finestra. Di nuovo? Sta per alzarsi e chiudere il vetro quando si ferma. Lei è al terzo piano. Fosse pomeriggio potrebbe essere suo padre che ha trovato una canna di bambù molto lunga (è già successo), ma adesso è mezzanotte e lui è al piano di sotto. E' indecisa, molto indecisa. Ma piuttosto che studiare, anche un ladro con venti metri di gambe va bene come distrazione.
Si avvicina, ma non sposta le tende.
"Chi è?"
"Come chi è?"
Effettivamente non si aspettava una risposta. Questo complicava le cose. Guarda i riassunti di diritto di famiglia, si fa coraggio e sposta appena le tende. Un po' di più. E rimane un attimo con la stoffa a mezz'aria, interdetta. Ad un primo esame quello che le si para di fronte, e che molto probabilmente è l'artefice del bussare di prima, è un ramo di vite. Piuttosto grosso, in verità. E con un cappello. Molto bene.
"Tu chi sei?" insiste il ramo.
"E' casa mia! Tu chi sei!" ribatte lei.
"Giusto. Sono un ramo di vite con un cappello ("questo lo vedo", pensò lei) e sono venuto perchè ho sentito la tua richiesta di un qualcosa. Cosa stavi facendo?"
"Ehm. Stavo leggendo...Il conte di Montecristo."
"A quest'ora? Di sabato sera?" Si sporge oltre la sua spalla e vede gli appunti sul tavolo. "Non starai mica studiando?"
Lei si sposta un po' per coprirgli la visuale. "Ma figurati."
"Quando hai l'esame?"
"Mercoledì."
"Mercoledì! Gesù! Ti mancano tre quarti del programma! Dai, vieni."
"Dove?"
"Non dirmi che preferisci stare a studiare diritto di famiglia."
"Effettivamente no."
"E allora. Andiamo."
Lei spalancò i vetri e si mise a cavalcioni sul davanzale. Fuori c'era un silenzio interrotto solo da qualche auto che passava in lontananza. Dondolò i piedi nel vuoto e chiuse gli occhi per sentire meglio il vento. Poi guardò l'orologio. L'una e mezza?! Come poteva essere già così tardi? Sospirò, con un sospiro di triste consapevolezza.
"Non posso."
Il ramo, che già si stava avviando, si fermò. "Prego?"
"Non posso. Domani devo finire di mettere in ordine perchè vengono ospiti a dormire, e i prossimi giorni sono di turno in gelateria. Devo finire il capitolo o almeno andare a dormire. Mi dispiace."
Il ramo restò a bocca aperta (possono delle foglie restare a bocca aperta?).
"Stai scherzando? Ho sbagliato casa? Ma lo sai la fatica che ho fatto per essere qui?"
"Lo so...ma già mi sono distratta abbastanza scrivendo questa storia...a parte il fatto che ho finito le idee. E' così tardi che neanche la batterò a computer stasera. Davvero, scusami. Sarà per la prossima volta."
"Non posso tornare! Queste idee le hai già usate!"
"Spiega."
"Il cappello ce l'aveva un tuo amico l'ultima volta che l'hai visto."
Lei lo guardò, griglio e un po' schiacciato da una ruota. "Penultima."
"Penultima."
"E perchè sei un ramo di vite?"
"Perchè la vigna è la prima cosa che vedi guardando da questa finestra."
"Giusto. Sai un sacco di cose."
"Tu sai un sacco di cose. Mi hai fatto tu."
Il ramo restò un po' in silenzio, poi sorrise malinconico. "Quindi niente?"
"Quindi niente. Mi dispiace, davvero."
"Fa lo stesso...Felice di esserti stato utile almeno un po'."
Inclinò il cappello, lei lo salutò e chiuse le finestre (per bene, stavolta) e tornò alla scrivania.
"La prossima volta inizio prima" pensò.

Da fuori sentì la voce del ramo che si allontanava. "Lo dici sempre."

Commenti